Presentato dossier FAI e WWF
Terra rubata – Viaggio nell’Italia che scompare

Tema trattato: Ambiente

01/02/2012 - Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari

Un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli  e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: è la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che FAI e WWF tracciano nel Dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” presentato ieri a Milano, in cui vengono illustrate le analisi e le proposte delle due associazioni. Secondo il Dossier, nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno,  raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq.

La stima, emerge da un’indagine condotta su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% della superficie totale, secondo cui l’area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata, secondo i dati ufficiali, di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni ’50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari -  oltre 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona con valori medi oltre  il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni – equivalenti all’intera regione del Friuli Venezia Giulia, come risulta da un progetto di ricerca promosso dall’Università degli Studi dell’Aquila in collaborazione con il WWF Italia, l’Università Bocconi, l’Osservatorio per la Biodiversità, il Paesaggio Rurale e il Progetto sostenibile della Regione Umbria.

E in 50 anni (1951 – 2011) persino quei comuni che si sono svuotati a causa dell’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq per ogni abitante perso. Resta la piaga dell’abusivismo edilizio, che dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando  375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.

Fonte: Greenews.info

Slow Food è in prima linea nel fermare il processo di cementificazione in Italia facendo parte del Forum Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori

Uno sciopero disastroso

gennaio 30th, 2012

30/01/2012

Questa settimana i mercati dell’ortofrutta hanno subito un notevole sconvolgimento. Era tanto che non si registrava uno sciopero degli autotrasportatori così importante e prolungato. Alcuni effetti li avrete già potuti verificare tra le bancarelle: mancanza di prodotto o prezzi anche raddoppiati per alcune merci. Mentre s’inizia dal Nord con il ritorno alla normalità, il consiglio per chi fa la spesa è comunque quello di restare fermi ancora un paio di giorni. Consumare nel frattempo tutto quanto si ha in casa e attendere lunedì o martedì, quando i mercati saranno invasi da tonnellate di prodotti i cui prezzi saranno sicuramente molto bassi, facendo però molta attenzione alla qualità.

Lo sciopero ha influito diversamente nelle varie Regioni, e ha colpito soprattutto Puglia, Campania, Sicilia. Il Meridione in generale: in questo momento sono le zone più produttive per quantità e varietà, con frutta e verdura in piena fase di raccolta. La Sicilia, bloccata già da due settimane, non ha più fatto partire arance e altri agrumi, ma nemmeno pomodorini, melanzane o altri prodotti non tipicamente invernali, che però lì si riescono a coltivare anche in questi mesi, per poi farli viaggiare in tutta la Penisola. Merce fresca, che non si conserva a lungo. Ci sono dunque stati altri effetti, meno evidenti. Innanzi tutto un grande spreco: il raccolto è stato buttato via o, quando possibile, ammassato nei magazzini refrigerati, in attesa di essere spedito nei prossimi giorni. Naturalmente non si tratterà di prodotti che avranno mantenuto una grande freschezza o qualità. Fioccheranno le offerte, ma bisognerà valutare con molta cura l’integrità della merce.

Si può dire che si sia rotto un meccanismo: l’annata è compromessa per molti produttori, anche perché i commercianti che hanno cercato di parare i colpi – la grande distribuzione o i canali dell’export – intanto si sono rivolti all’estero (per le arance in Spagna e Grecia per esempio) e non torneranno subito a comprare italiano. Insomma, questo sciopero è un disastro, ma almeno avrà il merito di insegnarci ciò che avrebbe già dovuto essere evidente: dipendiamo da una rete fitta di trasporti che non sempre hanno tanto senso. Mangiare locale evita questa dipendenza, oltre che far bene all’ambiente e ai piccoli coltivatori dei nostri territori, i quali non hanno bisogno di TIR per darci prodotti freschi e sostenibili.

Da La Stampa, rubrica Sabato al mercato, a cura di Carlo Bogliotti

Slow non è Fast

ottobre 7th, 2011

07/10/2011 - La nostra risposta a una pagina pubblicitaria apparsa oggi su alcuni quotidiani

Le parole sono importanti. Un avverbio di modo, per esempio, può essere di troppo: una semplice parola come “così”. Proviamo a toglierla e il senso della frase cambia, torna “sensato”. È una questione di modo, ma anche di sostanza, perché slow e fast sono due velocità diverse, sono due approcci diversi. Alla vita, al mondo, al cibo.

Abbiamo rimesso le parole a posto. Non si capisce perché – al di là del marketing – McDonald’s continui a inseguire il modello Slow Food. Un consumatore consapevole ed educato ormai conosce le differenze e quando entra in un fast food non sta cercando piatti di un grande chef o cibi freschi, stagionali e locali.

Slow non è uno slogan che è sufficiente attaccare in vetrina, ma è un approccio complessivo al cibo e alla vita, agli antipodi di un’omologazione rappresentata da migliaia di ristoranti uguali in tutto il mondo. Viva la diversità dunque, con pieno diritto di esistere per tutti, ma non facciamo confusione: slow e fast non possono andare d’accordo, tanto meno per esigenze pubblicitarie.

 

Pane sì, ma quale?

settembre 28th, 2011

Oggi comprare il pane significa il più delle volte districarsi tra forme più o meno fantasiose, mangiare panini senza personalità, omologhi da Aosta a Palermo, magari belli a vedersi ma pronti a trasformarsi, dal mattino alla sera, Leggi tutto… »

Benvenuti a Cheese!

luglio 15th, 2011

Dal 16 al 19 settembre torna Cheese, all’ottava edizione. Con focus sulla Francia, l’evento biennale braidese dedicato alle forme del latte, quest’anno illustra e approfondisce la complessità – di sapienze, esigenze, problemi e risorse LEGGI TUTTO >>>

Dallo Slow Food Day un’associazione militante. video Roberto Burdese>>>
Il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese traccia un bilancio della giornata di festa del 18 giugno e dei 25 anni di storia dell’associazione.

Daniele Buttignol
Una giornata entusiasmante. Questa è sicuramente la prima e più importante considerazione che mi viene da fare pensando allo Leggi tutto… »

Italia 13/6/2011
“Una prova di democrazia partecipata che ha preso vita dalla società civile”
«Il raggiungimento del quorum e la vittoria del sì ai referendum su acqua e nucleare è un risultato straordinario che Leggi tutto… »

“Nutrire Milano, energie per il cambiamento” è un programma di ricerca promosso da Slow Food Italia, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Politecnico di  Milano – dip. INDACO. Il progetto ha l’obiettivo di rendere più efficiente e più efficace la filiera agroalimentare milanese, per poter dar forma ad uno scenario di metro-agricoltura sostenibile e innovativa.

www. nutriremilano.it

Leggi e scarica il manifesto in 7 punti in difesa della nostra olivicoltura

scarica>>

Slow Food offre tre guide di facile consultazione per darvi consigli utili su cosa acquistare e consumare con sfiziosi suggerimenti su come preparare i prodotti indicati nelle guide. Scaricale gratis in .pdf

Pesce “Mangiamoli giusti”
Acquistiamo sempre le solite specie di pesci, mettendo in crisi gli stock ittici, oppure esemplari sottotaglia compromettendo il ciclo riproduttivo. Questo succede spesso perchè il mercato offre sempre i soliti pesci, ma a volte anche perché siamo poco informati. Se davanti a un banchetto del pesce non sapete cosa acquistare per proteggere i vostri mari, questa guida fa al caso vostro. Ci sono pesci da mettere nel piatto e quelli da lasciare nel mare.
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Carne “Diamoci un taglio!”

Come scegliere la carne: poca ma buona, pulita e giusta. Una guida alle buone pratiche applicabili tutti i giorni: al mercato, a casa, al ristorante o in mensa. Scopri anche i tagli meno conosciuti ma altrettanto gustosi. Consumiamo meno carne, consumiamola buona e paghiamola il giusto prezzo.
carne.pdf >> (5 Mb)
Legumi “In bocca al lupino”

Meno proteine animali, più proteine vegetali. I legumi ci danno la risposta. Hanno in media dal 20% al 40% di proteine, pochi grassi (2-5%) e contengono vitamine del gruppo B. Equilibriamo meglio la razione alimentare giornaliera, che giova sicuramente anche la nostro portafoglio.
legumi.pdf >> (2 Mb)